A proposito della bad bank. É diventata all'improvviso una necessità, una scelta impellente, un percorso salvifico; serve come il pane al sistema creditizio per eliminare il guasto, gli errori e le insensatezze che sono annidate nei propri bilanci: asset tossici, crediti deteriorati di difficile recupero che hanno superato la soglia complessiva di 300 miliardi....
Spesso si dimentica come ci si è arrivati.
La bad bank è il riflesso del “dinamismo frenetico” e sfrenato degli ultimi vent'anni proattivi e wagneriani della cosiddetta finanza derivata, innalzata a sistema, per gonfiare profitti e spartirsi dividendi e stock option. Sono i prestiti che hanno subito una pesante perdita di valore, elargiti in periodi di trionfo e di fame luculliana, sono i finanziamenti concessi a prescindere dal settore, dalla serietà accertata del richedente e certificati da un sistema di valutazione del rischio aritmetico, statistico, seriale, costruito su algoritmi virtuali, su fatturati provvisori o immaginari, su proiezioni di crescita disegnati su carta da busines plan improvvisati e speranzosi.
La bad bank, infine, è il risultato ultimo dell'eccitazione e dell'impazzimento della finanza redditizia e speculativa straordinariamente utile, nell'immediato, a rimpinguare il portafoglio di pochi, quello dei manager, degli affaristi, dei banchieri sempeterni, quelli del proprio giro. Non è dunque il reflusso della crisi imponente dell'economia mondiale, ma il frutto acerbo e indigesto di anni di cattivi esempi ed è, a ben vedere, la causa scatenante dell'enorme disuguaglianza sociale riflessa nella sua etimologia: bad bank come sinonimo di banca cattiva, brutta, malevola, scadente, difettosa, dannosa, andata a male.
La crisi ha fatto solo da detonatore, da gong finale, ha finalmente bloccato questa ansia da prestazione planetaria questa corsa all'arricchimento furbesco, lasciato passare come il nuovo mantra del business, periodi facili di operazioni dissennate che dovevano fruttare nel tempo di un mattino. La crisi ha solo rimesso indietro gli orologi ricordando a tutti i partecipanti di darsi nuove regole e nuove discipline.
La Grande Contrazione che ci ha colpiti dal 2008, dice Federico Rampini nel suo saggio sui “Banchieri”, rischia di essere un'occasione sprecata: poteva essere l'inizio di una fase veramente nuova, lo shock che ci avrebbe fatto rimettere in discussione un'epoca e tutti i suoi valori. Invece, il rischio è che si riparta come prima....”.
Trasferire e far assorbire da una società veicolo i crediti problematici (bad bank appunto) ripulendo il sistema bancario da tutta la zavorra scadente, da solo non agevolerà di un millimetro la ripartenza del credito se non si cambiano anche i metodi di analisi e di concessione, se non si ristrutturano i Fondi di Garanzia, se lo Stato non interverrà a garantire parte dei crediti concessi e se, infine, non si apre una riflessione profonda sulla normativa imposta dalle regole di Basilea mirate a rendere più sicure e patrimonializzate le banche rendendole però allo stesso tempo molto più restrittive e paralizzanti.
Bisognerebbe tener conto della particolare natura del tessuto econonico e industriale del nostro paese. Le imprese italiane sono circa 4 milioni di cui più del 95% sono imprese familiari, ditte individuali, nomi artigiani, costruite in fretta, a volte per mera contingenza, per dare una svolta alla propria vita senza prospettive di lavoro o per preparare un futuro ai propri figli. Il numero delle pmi italiane sono quasi il doppio di quelle tedesche ma producono appena il 50% del valore aggiunto complessivo rispetto a queste e con modesti livelli di occupazione. Gran parte di queste imprese sono costituite con il versamento di un capitale sociale iniziale di 10.000 euro, sono presenti con una struttura di bassa capitalizzazione e scarsa liquidità nei propri cassetti. Inoltre se si considera la propria propensione operativa sono portate soprattutto nel considerare come proprio campo di azione gli appalti pubblici e la propria matrice familiare, piuttosto che la tendenza all'innnovazione e alla internazionalizzazione.
Questa è la grande e ricca realtà parcellizzata del nostro paese. In questi anni sono rimasti inascoltati inviti ad accelerare su processi di irrobustimento e crescita dimensionale, così come i solleciti ad utilizzare strumenti alternativi di diversificazione dell'offerta di credito, preferendo rivolgersi al credito bancario. In massima parte, dunque, il nostro rimarrà un sistema bancocentrico ed è all'interno di questo che andranno approcciati, oltre la bad bank, soluzioni innovative per far arrivare il buon credito sul mercato, permettendo alle imprese e alle famiglie di ricevere liquidità per i loro fabbisogni.

