
Nel libro sono analizzati e messi a confronto modelli di comportamento e reazioni emotive che animano il bambino nella costruzione della sua personalità, a seconda che siano influenzati dal web o dalle fiabe. Il mondo del web, lo sappiamo bene, è uno spazio senza fine, un oceano sconfinato di dati, dove si naviga a vista, dove tutto è imponente e vorticoso, dove si può trovare di tutto, ma in cui è facile perdersi e complicato rimanere, saldo e concentrato.
Per una mente infantile, ancora fragile e sprovveduta, sprovvista di capacità critica, è ovviamente più difficile disbrigarsi, restandone pericolosamente imbrigliata, incapace di schivare gli inevitabili effetti nocivi derivanti dalla continua esposizione ai dispositivi digitali. Da qui l’infittirsi di studi e ricerche del mondo scientifico preoccupati dai comportamenti distorsivi delle nuove generazioni “svezzati” sin dalla tenera età a pane e web.
La finalità di questo studio, tuttavia, non è quella di demonizzare Internet, ma quella di comparare la sua implicita funzione formativa, indiretta e sbrigativa, ed il ruolo basilare che svolgono le fiabe nella formazione psichica del bambino. L’ascolto di una fiaba rappresenta per il bambino un prezioso arricchimento, perché si narrano modi di vivere, si rivelano principi, si spiegano codici di comportamento, si apprendono i primi termini di un linguaggio che li accompagnerà per tutta la vita. Dentro la rappresentazione delle fiabe, diversamente dal web, non c’è paura di sentirsi soli e perduti, ma si acquista maggiore fiducia in sé stessi, sicurezza nelle proprie possibilità, si è meglio attrezzati ad affrontare le incertezze della crescita.
Inoltre hanno il grande vantaggio di seguire un percorso formativo a due vie, tra bambino e genitore, in una modalità semplice e naturale, dove da una parte l’atto del raccontare, di intrattenere, e, dall’altra, quello di ascoltare e di partecipare, diventa esso stesso valore, sostanza, assume cioè uno status pedagogico che si avvera nell’intima vicinanza e nel coinvolgimento emotivo che cattura e avvolge entrambi, mentre si apprestano, assorti, nella celebrazione di un rito quasi mistico. Anche per l’assenza di questa peculiarità affettiva, nessuna tecnologia, per quanto allettante, è in grado di restituire al bambino l’immagine di un mondo in continuo movimento, cosa che avviene nelle parole del racconto fiabesco, dove egli sente di interpretare sempre il ruolo di protagonista principale.
Il confronto tra web e fiabe, considerata la facilità con cui oggi si è dotati nelle nostre case di strumenti digitali, diventa improbo, forzato, quasi improponibile. Tra il mondo virtuale dei Bit ed il mondo magico della fiaba non sembra esserci spazio di condivisione o di compromesso. Tuttavia se il “mondo incantato” delle fiabe tende ad essere dimenticato e sottovalutato come pratica educativa, oggi si nota un ampio ripensamento sul ruolo impattante del digitale che invade la testa del bambino di cose per lui, cioè per il suo stato infantile, non sempre appropriate e che non è in grado ancora di elaborare.
Personalmente conservo forti dubbi nel ritenere stantio o, per così dire, fuori catalogo il ruolo catartico delle fiabe, giudicandole interpreti di una concezione di vita prettamente retrogrado. Oggi certamente la comunità digitale sembra esprimere un approccio mentale più evoluto e innovativo, se non fosse che sta delegando le potenzialità dell’intelletto umano ad una macchina. Ritengo che certi valori come l’umiltà, il coraggio, la semplicità, la generosità, l’altruismo, che sono preziosi punti di riferimento del mondo fiabesco, dovrebbero essere maggiormente riconsiderati dal punto di vista pedagogico. Ce ne sarebbe un gran bisogno, considerate l’inquietudine e la deriva sociale di cui sono vittime gli adolescenti di oggi.
In definitiva parliamo di due mondi opposti, separati, in cui ognuno pensa di avere inoppugnabili ragioni per prevalere sulle prerogative e sulla ineluttabilità dell’altro. Tra le due parti c’è una contrapposizione ideologica, di principio. Ognuno pensa di essere nel giusto. Mettere d’accordo il mondo digitale con il mondo delle fiabe, farli convivere, trovando il modo e i tempi giusti di influenzare positivamente, ognuno per la sua parte, lo sviluppo psicologico del bambino, anche se può apparire arduo, è tuttavia uno sforzo supremo che andrebbe tentato.

