Ho molto apprezzato – da tifoso "veterano" - le parole del nostro mister Antonio Conte, divulgate il giorno prima della supersfida di San Siro, sull'importanza del ritorno della Juve a pieno titolo nel grande circo del calcio;
finalmente! non più comprimari succubi ed ininfluenti, ma protagonisti, meglio, antagonisti orgogliosi e competitor di prestigio della parte alta della classifica.
Ha ragione il mister perché questo è già di per sé un grande risultato: quello di aver resuscitato nei propri tifosi entusiasmo, fiducia e grande passione, dopo aver mangiato fave e cicoria (come direbbe il nostro) per anni e, per giunta, essersi ritrovarsi - con merito - al primo posto del Campionato, senza aver mai perso un incontro.
Diciamoci la verità: da quanti anni noi Juventini ci siamo predisposti a vedere l'incontro Milan- Juve in questo modo, con questa esaltazione, con quest'orgoglio, con questa sensazione di primato finalmente raggiungibile, a portata di mano; se si vince c'è sicuro lo scudetto! Da tempo non ci sedavamo in poltrona con la stessa ansia, con la stessa brama, con il diritto acquisito almeno di giocarcela alla pari, certo senza sicumera e con grande rispetto per l'avversario, ma con la ritrovata dignità della grande squadra, dopo tutti questi anni pieni di insulti ingiustamente ricevuti, quella cattiveria, a volte sciatta ed indisponente che ci è stata riservata in giro per i campi di calcio, e le maledizioni e le contumelie e il dover ingoiare amaro sui soliti sfottò e sberleffi malevoli e poi la serie B e gli acquisti imbarazzanti e gli allenatori da oratorio; basta! Ora possiamo restituire al mittente tutte le provocazioni e le ingiurie pilotate o provocate da un’ invidia prorompente accentuati magari dal fatto di aver vinto più di tutti ed anche, molte volte, meglio di tutti e con più continuità…..
E allora, venendo al dunque, perché Gigi non l’ha battezzata in porta quella palla maledetta; perché, dopo aver impreziosito il suo gesto atletico con l'esibizione di uno straordinario colpo di reni, magnifico, esaltante, degno di un grandissimo portiere non ha immediatamente alzato le mani e ammesso che la palla aveva superato la linea di porta?
La partita come si è visto è andata diversamente. E certamente per noi tifosi Juventini un pareggio a San Siro, soprattutto dopo lo scatto d'orgoglio finale e il gol ingiustamente annullato a Matri, è stato un risultato lusinghiero che ci lascia ben sperare sul proseguimento del campionato. Ma non sono sicuro che era proprio questo che noi juventini volevamo perché, forse per un solo attimo, da sportivi autentici, avremmo desiderato in quell'istante sprofondare, atterriti non tanto per la seconda rete subita, ma per la goffagine della finzione, per la plateale falsità della messinscena ed, infine, per il retropensiero per noi spaventoso di essere ricascati in una colpevole ed indecorosa magagna senza speranza e senza ritegno.
Alla fine mi piace pensare (e come me spero molti juventini) che se Gigi avesse fermato il gioco dichiarando il vero, con un gesto anch'esso eroico e drammatico, se avesse guardato negli occhi i suoi compagni e gli avesse incitati da indomito combattente qual'é, li avesse spronati a riprendersi dal torpore e dall'angoscia momentanea, anche con quel suo sorriso beffardo e autorevole, con quella sua stazza da guerriero indomito e permaloso, sono sicuro che avremmo visto un'altra partita.
Sono questi i miracoli che uno si aspetta dai propri eroi e sono questi i segnali divini che illuminano la vita terrena: arriva inaspettato il segnale che scompagina le file avversarie e restituisce improvvisamente audacia e sentimento smarriti. Avrebbe potuto essere il nostro jolly.
Forse saremmo usciti da San Siro sconfitti; il tempo per recuperare c'era e difatti la maniera per segnare due belle reti l' abbiamo anche avuta; o forse avremmo pareggiato lo stesso ma in un modo meno imbarazzante e felicemente autentico.

