C’è stato un tempo neanche tanto lontano in cui i ragazzini di paese, chiusa la scuola per le vacanze estive, erano invitati dai propri genitori a trovarsi un'occupazione, un impiego pensato, a volte perfidamente, come semplice “intrattenimento” in qualche officina o bottega,
per poter iniziare un percorso di apprendistato. Questo dipendeva essenzialmente dalle tipicità economiche del posto in cui si risiedeva perché ci si poteva imbattere in un laboratorio di ceramista per imparare i rudimenti dell’impasto e della cottura dell’argilla, oppure in una sartoria per istruirsi nell'arte del tagliare e squadrare le stoffe o per utilizzare i telai a cerchietto in legno; andava bene occuparsi anche in un negozio di barbiere dove si poteva fare la conoscenza dei rasoi o degli spruzzi di acqua di colonia o dei profumatissimi ed inediti calendarietti di foto osè che la casa regalava per le feste di natale.
Era un'usanza molto praticata quella di andare "a putea " (da puteca o bottega); si apprendeva un mestiere, si scopriva un'attività professionale ed intanto si evitavano gli ozi sudaticci delle lunghe controre assolate, ci si abituava al senso del lavoro, del sacrificio sia pure contenuto ed infine si acquisivano i primissimi accenni dell'etica della responsabilità. Si iniziava presto nell’epoca dell’infanzia, sei-sette anni appena, neanche usciti dal grembo materno, e ci si giocava il diritto di addestrarsi ad essere uomini. A volte si era pagati per questo apprendistato , si riceveva un settimanale di qualche lira; un gruzzoletto che si consegnava nelle mani dei genitori o a volte, per i più audaci, lo si giocava con noncuranza, perdendolo in un solo istante, con i compagni più scaltri, sullo spiazzo della chiesa matrice.
La putea finiva con l’inizio del nuovo anno scolastico. In seguito, con l’avanzare degli anni i ragazzi diventati giovani adolescenti sperimentavano altri luoghi di fatica ancora più impegnativi, ancora più complicati: poteva capitare di servire ai tavoli di qualche trattoria o portare gli attrezzi del saldatore, piantare gli ombrelloni nelle prime spiagge organizzate o sudacchiare nel pesante lavoro dei vigneti per carpire e memorizzare i secolari trucchi del contadino, prolungando la propria permanenza per l'intera stagione della vendemmia. E' ancora possibile incontrare persone in età avanzata evocare ad occhi chiusi il ricordo della fragranza dolcissima e vitale del mosto appena colato. Anche questi odori sono reminiscenza e calore del trascorso occupazionale giovanile; la gioventù contemporanea, chiusa in casa, quali sapori potrà serbare?
Ci sono decine di generazioni che in età infantile è andata a putèa. Queste generazioni di padri e di nonni, sono stati a loro modo fortunati perché hanno potuto forgiare il loro spirito attraverso la conoscenza del lavoro, l'osservanza delle sue regole, la condivisione di alcuni comportamenti, l'abitudine dello stare insieme agli altri e, nel frattempo, continuare a crescere nella inevitabile costruzione di un futuro migliore.
Oggi non è più tempo per mandare giovani "a putea" semplicemente perché non esiste più la parola che la esprime, non ci sono più ragazzi che aspirano ad andare a putea, e non ci sono più genitori che hanno motivo per invitare i loro figli a cercare lavoro ed "intrattenimento" al di fuori della propria stanza. Non ci sono più luoghi dove iniziare a lavorare e, perciò, imparare a soffrire e crescere. Ma soprattutto non si trovano in giro classi dirigenti in grado di proporre qualcosa che gli somigli. Si ascoltano propositi orrendi e frasi meccaniche del tipo: " Bisogna lavorare di più e più a lungo ". Sono frasi rintracciabili nei sacri testi del primo anno di Economia: si menziona che se non aumenta la produttività non cresce la competitività che a sua volta provoca fatalmente lo sviluppo economico ed, in ultimo, crea nuova occupazione.
Parliamo per assiomi. Ed è comunque molto difficile contraddire questi principi dal punto di vista della teoria economica, ma nella vita reale esiste la preoccupazione che, in attesa che si materializzi questa benedetta crescita, milioni di giovani si possano sentire sempre più futili ed emarginati, provocando in un ognuno di loro la percezione di essere stati inesorabilmente sconfitti e rifiutati da un presente fatto di proclami serissimi ed illusori.

